Parrot Disco

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PARROT DISCO

Vi volete prendere una pausa da vostri pur adorati droni a rotori multipli? Ebbene, il Parrot Disco è il prodotto che fa per voi!!!

Quel che colpisce di più qualsiasi persona che osservi questo drone è senza dubbio la sua quasi completa somiglianza con un classico aeromodello ma la realtà è ben diversa perché le somiglianze finiscono lì! Il Disco è un DRONE, non un aeromodello! Questo, se da un lato lo rende molto semplice da usare per un principiante o per un amante dei droni, impone invece agli aeromodellisti esperti (come a noi vecchietti!) di dovere necessariamente tralasciare tutto quello che hanno appreso in anni di aeromodellismo serio e avvicinarsi a un modo assolutamente diverso di volare. Noi di Genial Drone abbiamo tardato parecchio nel testare questo drone perché, a differenza dei droni classici, un drone ad ala fissa necessita di parecchio spazio per volare in sicurezza e in questo (almeno!) assomiglia ad un aeromodello classico; per cui ci siamo dovuti recare in una apposita area di generosissime dimensioni dove abbiamo finalmente potuto provarlo senza rischi.

Al primo sguardo, il nostro Parrot Disco è decisamente accattivante: un’estetica pulita, elegante e di aspetto davvero solido e “professionale” come del resto per gli accessori necessari al suo funzionamento come il radiocomando WiFi Skycontroller 2 e le schermate per il pilotaggio FPV. Il drone è costruito in “schiuma”, materiale molto leggero e molto resistente agli urti, e la prima cosa che si nota è la videocamera frontale in full HD, sicuramente derivata da quella del cugino quadricottero BeBop 2. La struttura principale è divisa in tre elementi, il corpo centrale e le due ali. Come già detto, è quasi completamente realizzato in polipropilene espanso, offre una volta montato un’apertura alare di 1.150 mm, caratterizzata da una leggerezza (750 gr circa) che in ambito aeromodellismo è praticamente uno standard.

Il montaggio è semplice, basterà inserire le ali nei binari appositi e controllare che gli elevatori aggancino gli alettoni. A quel punto la parte fisica del montaggio sarà conclusa, passeremo quindi all’inserimento della batteria nel corpo centrale e successivamente all’alimentazione di C.H.U.C.K (Control Hub & Universal Computer for Kit ma di “lui” parleremo più diffusamente in seguito), il vero cervello di Parrot Disco, che appunto, analizzeremo meglio nel test di volo. Il Parrot Disco non ha bisogno di gimbal in quanto sia la regolazione di ciò che inquadra la camera sia la sua stabilizzazione sono digitali.  Il Disco, smontato, sta perfettamente in una scatola di dimensioni non troppo ingombranti e perciò si trasporta facilmente e si monta in pochi minuti “sul campo” senza bisogno di particolari attrezzi. La calibrazione per il volo è simile a quella dei quadricotteri che siamo abituati a pilotare e termina quando la spia sul muso si illumina di verde. Niente di difficile dunque…

COME E’ FATTO INTERNAMENTE?

Il cablaggio interno è pulitissimo, tanto che è….. inesistente!: tutta l’elettronica è contenuta in una scatoletta arancione, che assomiglia volutamente tantissimo alla “scatola nera” di un aeroplano, ed è il segreto delle eccezionali capacità di volo del Disco, cioè sofisticati algoritmi che controllano praticamente tutti i parametri del volo. La “scatoletta”, si chiama (lo abbiamo già scritto).. CHUCK! Il nome sta quindi per Control Hub & Universal Computer for Kit, e come abbiamo appena scritto, è il cervello che controlla ogni fase di volo grazie alla presenza di numerosi sensori.  Chuck controlla e adatta i parametri per tutta la durata del volo e impedisce al pilota di superare l’inviluppo di volo della macchina e di andare in stallo. La velocità del drone rispetto all’aria viene rilevata, esattamente come sugli aerei con pilota a bordo, attraverso un tubo di Pitot, indispensabile per evitare (appunto) lo stallo o prendere troppa velocità negli affondi, mettendosi nei guai. Qui, rispetto ad un aeromodello tutto è semplificato: il Disco  è dotato di un sistema di navigazione inerziale (accelerometro, giroscopio, magnetometro e altimetro) e di un modulo ricevitore GNSS (GPS + GLONASS), che consentono al drone il mantenimento di direzione, altitudine e velocità del volo in maniera completamente automatica.

Un motore unico brushless da 1280 kv spinge ottimamente questo drone, mentre la presenza dei due alettoni ci permetterà di cabrare, virare e realizzare tutte le manovre consentite. Frontalmente trova spazio la cam 14 MP in grado di realizzare foto e video in FullHD fino a 30 fps, molto simile a quella del Bebop 2, e dotata della medesima tecnologia di stabilizzazione digitale. Infine, per la massima sicurezza per tutti, l’applicazione “FreeFlight Pro” acclude le funzioni “Return Home” e “geofence” , il primo per assicurare il ritorno al punto di partenza del drone in ogni condizione e il secondo per evitare di volare per sbaglio in una zona interdetta ai droni, mettendosi nei guai stavolta con la Legge. Noi, durante la prova, ci siamo accorti che a volte pilotavamo noi, a volte pilotava “Chuck”, bisogna ovviamente trovare il modo di andare d’accordo! Comunque abbiamo una buona notizia che renderà felici tutti i veri aeromodellisti classici: i controlli automatici si possono bypassare!!!!!!!! Collegando alla porta esterna di “Chuck” una normale radio da aeromeodellismo, tutti gli automatismi vengono esclusi e il drone diventa un aeromodello potendosi anche permettere di effettuare acrobazie! Non male davvero…

IL RADIOCOMANDO

A noi lo “Skycontroller 2” che equipaggia il Disco è piaciuto molto; è sicuramente più compatto e comodo da usare del precedente (quello del BeBop 1 e 2). Pesa 500 grammi, meno di un terzo del precedente Skycontroller e si impugna molto bene. L’unica nota stonata, vista l’alta qualità costruttiva del drone francese, è la qualità di alcune plastiche del controller come ad esempio gli sticks. Qui potevano tendere meno al risparmio..    Il nuovo skycontroller viene descritto con una ha una portata (teorica) di due chilometri, e come il precedente, la radio è Wi-Fi MIMO in formato XS. Si possono configurare liberamente pulsanti e stick, quindi qualsiasi sia il nostro MODE di pilotaggio, lo si può configurare sulla radio. Tra l’altro il Disco si comanda solo con gli alettoni, non è equipaggiato da un timone di direzione e quindi non può imbardare, la virata si fa sempre per mezzo degli alettoni; conseguentemente, lo stick che normalmente si usa per il timone può essere configurato per impostare dei “circle” automatici a destra e sinistra, oppure per modificare alcune impostazioni della camera. Oltre alla radio, per volare è necessaria la app per smartphone, “FreeFlight Pro”, disponibile gratuitamente su AppStore e Google Play.

La app ha un’interfaccia abbastanza intuitiva che permette all’utente di adattare i comandi e i parametri di volo ai propri livelli di esperienza. Il pilota è quindi in grado di gestire la velocità, limitare l’altitudine o la distanza di volo, gestire la connessione Wi-Fi, i parametri di foto/video e può visualizzare i filmati video catturati dal Parrot Disco in tempo reale dal proprio smartphone o tablet iOS o Android.  “Parrot cloud”, (gratuito) è integrato nell’applicazione “FreeFlight Pro” e salva i dati registrati a ogni volo. L’applicazione FreeFlight Pro permette al pilota, inoltre, di configurare Parrot Skycontroller 2 per personalizzarne i vari comandi e di accedere alla funzione ‘Flight Plan” (funzione in-App disponibile a pagamento) per creare voli automatici in modo molto semplice.

Non è tutto: completa la dotazione il visore da realtà virtuale, che in realtà è passivo, nel senso che funziona solo inserendoci lo smartphone, connesso con un cavo per poter ricevere il video di ritorno e le telemetrie. Il visore si chiama “FPV Cockpitglasses”,  e l’impressione è davvero quella di usare un vero HUD come quello dei piloti dei caccia militari. Noi di Genial Drone vi ricordiamo comunque che per pilotare in FPV bisogna essere in due: uno non deve MAI perdere di vista il drone a occhio nudo e deve essere pronto a prendere il volo a vista in ogni momento!!!!! Non correte mai stupidi rischi inutili! Durante la nostra prova noi siamo giunti alla conclusione che il modo migliore di usare il visore FPV è affidarlo al “regista” che lo utilizzerà per controllare l’inquadratura migliore e comunicare al pilota dove deve volare per ottenere il risultato ottimale per le riprese. Certo, un pilota davvero esperto potrebbe tranquillamente usarlo per pilotare in FPV, ma se non avete la necessaria robusta esperienza noi ve lo sconsigliamo assolutamente: volare senza vedere fisicamente il drone è complicato e non è subito alla portata di tutti. Ricordatevelo.

 

IL DECOLLO E IL VOLO:

Il decollo è totalmente automatico, ma richiede comunque attenzione nella fase del lancio. L’elica ha i bordi delle pale affilatissimi e non è una buona idea lanciarlo tenendo in mano il corpo centrale come verrebbe istintivo, in quanto la mano potrebbe sbattere MOLTO facilmente contro le pale ed essere “affettata” di brutto come se fosse passata per le gentili attenzioni di Freddy Krueger!! Il che non è esattamente l’ideale. Noi suggeriamo di tenerlo per l’ala e lanciarlo delicatamente in aria dopo aver premuto il pulsante per il decollo e atterraggio al centro dello “skycontroller”. Appena in aria, il drone salirà senza incertezze da solo fino a quota di sicurezza, dopo di che se non gli si impartisce alcun comando, rimarrà a disegnare cerchi eleganti e perfetti nel cielo. Appena però inizieremo a pilotarlo emergeranno tutte le grandissime differenze rispetto ad un classico aeromodello!

Eh già!, perché sembra davvero di essere ai comandi di un jet commerciale “fly-by-wire”! Non solo per la sua stabilità (semplicemente sbalorditiva), vento o non vento, turbolenze o non turbolenze il nostro Disco è sempre “sui binari” e già questo è notevolissimo ma la tecnica di pilotaggio è completamente diversa da quella a cui è abituato un pilota di aeromodelli: durante una virata al pilota esperto viene naturale sostenere con il “cabra” la macchina, poichè tutti gli aeromodelli (chi più e chi meno), quando si inclinano per virare perdono sia velocità sia portanza e tendono ad abbassare il muso.

Ovviamente, essendo questo un fenomeno fisico accade anche al Disco ma la correzione della quota e della velocità vengono controllate da “Chuck”! Il notevole risultato è che per virare vi basta usare esclusivamente lo stick degli alettoni, senza agire né sul gas né sul cabraggio: il Disco compie virate perfettamente raccordate e senza sbavature e lo fa a quota e velocità costanti. E’ un vero e proprio inno alla tecnologia e al progresso scientifico, questo, ma impone al pilota-aeromodellista classico di disimparare tutto quello che conosce sul volo aeromodellistico.

Esattamente come il pilota automatico di un Airbus impedisce al pilota di fare idiozie con un aeroplano da trasporto passeggeri, così il Disco si rifiuta categoricamente di superare il suo inviluppo di volo: Chuck corregge istantaneamente tutti gli errori del pilota anche se a scapito del divertimento. Noi abbiamo provato in ogni modo a fare acrobazie ma la cosa è assoluytamente impossibile: Impossibile fare un looping, anche se la velocità è più che sufficiente: la macchina sale sì dritta e sicura con il muso puntato verso il cielo ma nonostante salga come su un ascensore non si ribalterà mai sulla schiena come vorremmo noi.

Lo stesso per la picchiata: nonostante i nostri sforzi per farlo scendere di muso in velocità e in verticale contro il terreno non ci da retta: si mette a scendere alla velocità e all’angolo che “Chuck” ha deciso essere ottimale per scendere in fretta e non lo supera manco ammazzato!, anzi, il motore scende di giri per mantenere la velocità nei limiti decisi da “Chuck”. Abbiamo provato anche ad eseguire un tonneaux ma col cavolo che ce lo permette: tutto quello che ci concede è la solita virata perfettamente livellata.  Naturalmente c’è una logica in tutto ciò: il Disco nasce come piattaforma per fare riprese video e aerofotogrammetria, dove serve un volo assolutamente stabile, la Parrot ci dice chiaramente che per fare le acrobazie vi dovete comprare un aeromodello e non un drone poiché il Disco è appunto UN DRONE! Comunque volendo basta attaccare una radio a “Chuck” e se proprio volete potrete fare tutte le acrobazie del mondo.

VOLO FPV “HUD”

Che dire? Una esperienza davvero entusiasmante! Vedere il mondo dal cielo volando come un uccello è di per sé una meraviglia ogni volta che la si prova con un drone, ma con un drone così stabile e piantato nel cielo come il Disco è qualche cosa di magico! A noi sembrava davvero di essere un uccello o essere IN un videogioco! La trasmissione video è estremamente fluida, senza scatti, senza ritardi avvertibili e con una risoluzione più che buona.

Ci siamo sentiti come un maestoso albatross, immersi nel silenzio (anche perché non ci sono microfoni che trasmettano a terra il rumore del motore) mentre sotto di noi scorreva silenziosa la campagna, affascinati dal lento scorrere di numeri e cursori verdi comunicanti i parametri di volo anche se ci abbiamo fatto poco caso, ipnotizzati come eravamo dalla magia di quel volo quasi onirico mentre “Chuck” badava a tutti i dettagli tecnici della navigazione lasciandoci giustamente solo la gioia del levitare anche se eravamo coi piedi a terra.

Il comparto camera di Parrot Disco risulta molto simile prestazionalmente a quello di Bebop 2, offrendo una stabilizzazione elettronica molto efficace in pressochè tutte le condizioni, vento forte compreso ma poiché i “pranzi gratis” sono rari, per contro l’assistenza digitale pregiudica un pò la nitidezza generale, andando ad aumentare la rumorosità nelle riprese. Anche in condizioni di scarsa illuminazione, la videocamera soffre un po’, dando sicuramente il meglio di sè nelle ore con maggior luce, tuttavia, lo Skycontroller 2 offre tra i controlli, la possibilità di modificare l’esposizione, molto utile per correggere (almeno in parte) questo problema

L’ATTERRAGGIO

Anche l’atterraggio è totalmente automatico. Si schiaccia il pulsante e il drone atterra. In questa modalità “Chuck” ci consente di controllare SOLO la direzione durante la fase finale. Ricordatevi però una cosa molto importante: la tecnica corretta di atterraggio è quella di portare il drone praticamente a terra e POI pigiare il bottone! Noi non lo sapevamo e con la nostra abitudine a pilotare normali aeromodelli, durante la fase di atterraggio abbiamo premuto il bottone da una buona quota, immaginando che il motore si spegnesse e fare un bell’atterraggio controvento in planata come usi a fare con i modelli “tutt’ala”. Idea sbagliata!  Il drone ha cominciato a scendere con a sua solita sicurezza e stabilità, ma “Chuck” ci ha subito esclusi da ogni comando diverso dagli alettoni per le virate, prendendosela davvero comoda con virate molto larghe e non tenendo in considerazione lo spazio circostante ed il fatto di NON essere equipaggiato con sensori anticollisione.

Con un classico aeromodello non avremmo avuto nessun problema: avremmo stretto un poco la virata e saremmo arrivati comunque in pista, magari con un angolo di imbardata alto ma con tutto il tempo di livellare le ali. Ma il Disco NON è un aeromodello, è un aero robot che ha una sola priorità nel suo cervellaccio elettronico: non rischiare e non stallare, così il Disco si è rifiutato di stringere la virata, puntando decisamente il muso contro una bella fila di alberi di alto fusto….. Ovviamente abbiamo provato a dare gas e a cabrare ma il dannatissimo (scherzo!) “Chuck” se ne è fregato e ha continuato a volare in linea retta. Se avessimo avuto esperienza con il Disco, avremmo ri-premuto il bottone attivando il decollo automatico e il Disco sarebbe uscito senza problema dai guai ma non conoscendo granchè il modello non ci è venuto in mente e con orrore abbiamo “ammirato” il drone ad impattare sugli alberi. Nessunissimo danno e nemmeno un graffio perché questa macchina è robusta e costruita con ottimi materiali ma la cosa ovviamente non ci è piaciuta molto.

Decisamente, avremmo preferito che dando gas si escludesse la modalità atterraggio automatico, (un pò come sulle auto con il cruise control dove basta premere l’acceleratore per escludere la funzione), senza dover premere alcun pulsante. E questa è la seconda cosa che ci è piaciuta poco, oltre alla qualità degli stick, assolutamente non all’altezza di una macchina di questo costo.

CONCLUSIONI:

Il Parrot Disco è un drone assolutamente rivoluzionario e siamo sicuri che molte altre ditte si cimenteranno presto con gli ala fissa poiché droni di questo tipo permettono delle riprese video e un volo FPV assolutamente impensabili per i multicotteri classici. Il Disco non è certo un drone economico e questo ne limiterà sicuramente una maggiore diffusione ma il suo costo lo ripagherà tutto quando vi trasmetterà emozioni di volo davvero fuori dal comune! Il grande pregio principale di questo modello è di mettere in condizione anche un utente novizio, di guidare un aeromodello ad ala fissa, regalando ore di divertimento. Ottimo l’utilizzo in FPV sia con visore che tramite display, ci sentiremo davvero all’interno di una cabina di pilotaggio, grazie ai dati telemetrici visualizzati in tempo reale.

Per contro, il comparto camera risulta lievemente sottotono e questo è un aspetto sul quale Parrot dovrebbe ancora lavorare e “credere” un poco di più in questa rivoluzionaria macchina. Ottima la stabilizzazione elettronica, un po’ meno la qualità generale come spiegato poco sopra. Non migliorano le cose le difficoltà d’utilizzo legate alla regolamentazione ENAC, che lo ricordiamo, non ci consentono di sfruttare liberamente tutte le caratteristiche di questo modello. A parte questo, difetti notevoli non ne abbiamo notati; avremmo forse preferito meno automatismi ma non ce la sentiamo di criticare la scelta di casa Parrot: questo è un drone e non un aeromodello e il suo scopo è quello di offrire al suo pilota un volo e delle immagini stupefacenti e stabili e non di compiere acrobazie. Una volta poi compresa la tecnica di atterraggio, proprio nessun problema. Consigliatissimo da Genial Drone se siete alla ricerca di una macchina sofisticatissima e che vi possa offrire emozioni completamente diverse dai soliti multicotteri.

CARATTERISTICHE TECNICHE:

• DIMENSIONI: 1150 mm x 580 mm x 120 mm, apertura alare: 1150 mm (45 “)
• PESO : 750 gr | 26 oz
• GPS : Built-in GPS: GPS + GLONASS
• PERFORMANCE : Circa 80 km/H. Motore brushless 1280 kv, servocomandi 5V, RF Receiver ready SBUS, SUMD, CPPM
• VIDEO : 1080p Full HD camera Video streaming: 360p / 720p
• SOFTWARE : Linux & Open source SDK for App development
• SENSORi : Ultrasuoni Altimetro Optical flow camera Tubo di Pitot
• NAVIGAZIONE INERZIALE : 3-axis gyroscope 3-axis accelerometer 3-axis magnetometer
• HARDWARE : CPU Dual core Cortex A9, Internal Flash Memory 32 GB
• WI-FI : WiFi AC-type, 2 bi-band antennas (2.4 and 5 GHz) Portata circa 2 km per controllo e ritorno video
• BATTERIA : 2700 mAh / 25 A 3-cell LiPo Battery, Autonomia: 45 min
• PARROT SKYCONTROLLER 2 : Dimensioni 200 x 180 x 110 mm, peso 500 g. Due stick, 8 pulsanti assegnabili liberamente, batteria Li-Po 2700 mAh, autonomia 240 min., USB plug, WiFi MIMO antennas
• PARROT COCKPITGLASSES: Peso 390 g, FOV : 90° – Compatible con smartphone con schermi tra 4.7 e 5.7 pollici, spessore tra 6 e 9.5 mm.


PRO:

  • Macchina assolutamente innovativa e in grado di donare al pilota eccezionali esperienze visive in FPV;
  • Ottimamente costruito secondo gli standard Parrot;
  • Ottima autonomia di volo;
  • Volo ad ala fissa alla portata di tutti anche se non si hanno precedenti esperienze in aeromodellismo;
  • Gestione elettronica del volo sicura e che governa ottimamente ogni parametro;
  • Volo stabilissimo e sicuro anche con forte vento.

CONT:

  • Costoso;
  • Camera non all’altezza del prestigio del drone.

COME SCEGLIERE UN DRONE

 

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